Già, imbranato è termine corrente, che si sente spesso, ma quanti di voi sanno da dove deriva? Allora, imbranato è voce in prevalenza dell’Italia settentrionale, per la precisione del gergo militare alpino. C’è proprio un verbo, imbranare, che sta per impappinarsi, confondersi. Un verbo che c’entra con i muli, ovvero con i finimenti degli stessi: brene in friulano sta per briglia. Con tutti i finimenti, ovvero bardato, il mulo fatica, rallenta, inciampa e arranca pure. Ed ecco servito il traslato, che originariamente indicava quel militare dal passo incerto, «tardo e lento» per citar Petrarca, di certo un poco balordo e confuso, facile bersaglio del motteggio altrui. Insomma: imbranato vien da mulo, e a momenti all’equino s’apparenta per certo minore comprendonio, pur compensato da una resistenza senza pari. In quanto ibrido tra asino stallone e giumenta, che hanno corredi cromosomici diversi, il mulo è perdipiù sterile: Cosa che l’imbranato rischia, se nello stato si ostina a perdurare.

Due imbranati in letteratura, Bouvard e Pécuchet
5 Commenti
Proprio così, Mariangela, a quanto pare il vergaro deriva proprio dalla verga con cui pungola e conduce la mandria. Nuova parola santa…
Intrigante, tutto ciò. Insultiamo il vergaro che guida a 20 all'ora, quasi l'auto fosse un carro di buoi ("'ambranatooo!") e manteniamo in vita una parola millenaria. Che poi qualcuno abbia trovato assonanza, tanto da confonderne l'etimologia, tra l'essere prena e le briglie, non mi stupisce. Il mettere ripetutamente incinta una donna non è stato (è?) forse il metodo preferito dagli uomini per tenerla imbrigliata?
P.S. A proposito, e "vergaro-vergara" da dove arrivano? A me fanno pensare alla verga, il frustino di vimini (anzi, di "venco") che si usava in campagna per convingere i buoi di cui sopra a darsi una mossa, povere bestie. Ma, chissà…
Impressionante è dir poco. Ecco un breve estratto dal saggio citato da Paolo, che riassume la tesi dell'autore, con il doveroso copyright: "Sìlarus", Battipaglia 1999
"1) dal sec. III-IV in poi imprægnata = “impregnata, ingravidata, incinta”;
2) dal sec. XIII alla prima metà del sec. XX (e)mprenata, (i)mprenata, (i)mprinata, (i)mpriné, (i)mprinete, (i)mpranata, (i)mbrenà, (i)mbrenata, (i)mbrinata, (i)mbrinà, (i)imbrinata, (i)mbranà, (i)mbranata = “impregnata, ingravidata, incinta”;
3) nelle due guerre mondiali, sulle Alpi vengono detti imbranati i muli che si muovono stentatamente, come se fossero in stato di gravidanza;
4) negli anni ’50-’80, nelle caserme e negli accampamenti i superiori qualificano “imbranato!” ogni militare lento e impacciato come femmina incinta;
5) negli anni ’70-’80 esplode l’uso del vocabolo nella vita quotidiana ed è “imbranato/a” chiunque agisca con lentezza e impaccio;
6) negli anni ’90 l’uso del vocabolo è in notevole diminuzione, tendendo forse a scomparire.
Dunque, l’etimo d’imbranato non è il lombardo-veneto-friulano brana/brena, ma il latino e antico italiano plena/prena, divenuto poi il meridionale prena, con la seguente evoluzione: plena + prægnans > prena > (im)prægnata > impregnata/o > emprenata/o > mprenata/o (con tutte le varianti fonetiche sopra esposte) > imbranata/o. Solo per contaminazione fra prena e brana/brena, poi, s’è avuta una rimotivazione del vocabolo nel senso d’“imbrigliato, frenato”."
Saggio e bibliografia impressionanti a dir poco, Paolo. Grazie del prezioso suggerimento: ho letto la dotta dissertazione e mi sono reso conto di quanta scienza, per non dire che ci si appassiona davvero a questi dotti scontri tra eruditi. Io mi fido molto dei 20 e passa volumoni del Battaglia Utet, ma certamente ci son termini fatti apposta per suscitare liti e distinguo. E imbranato, guarda un po', è proprio uno di questi.
Claudio, sei un mito…!
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